La prima cosa che colpisce non è la chitarra, non è il basso. È la batteria. È il tamburo. Un tamburo che non si limita a scandire il tempo, ma che costruisce lo scheletro dell’intero album, tra furia e pace. I Popsysze sono un trio polacco – Jarek Marciszewski alla chitarra e voce, Kuba Świątek alla batteria e voce, Sławek Draczyński al basso – e la loro musica non si lascia rinchiudere nelle etichette comode di krautrock o psychedelic rock. Gli elementi ci sono tutti, ma il risultato è qualcosa di più inquieto, più fisico, più imprevedibile.

Świątek suona la batteria come se avesse un conto in sospeso con lo strumento. A tratti la sua esecuzione ha un vigore che sfiora il metal, altre volte si abbandona a giri di tom tribali che sembrano evocare riti antichi. E non è solo il batterista: è anche una delle voci del gruppo. Il suo canto, insieme a quello di Marciszewski, si muove come una cantilena dilatata, riverberata, che negli spazi più rarefatti del disco culla l’ascoltatore verso uno stato di semi-incoscienza. Non serve capire le parole. Il magnetismo passa attraverso il suono, non attraverso il significato.
“Powięź” – il titolo, che in polacco evoca una fascia, un legame, qualcosa che stringe – è un viaggio di sette tracce e quaranta minuti in cui le lunghe fasi strumentali non sono parentesi tra un ritornello e l’altro, ma il cuore pulsante della narrazione. L’introduzione “Nero1” apre le danze con un’atmosfera che sembra uscita da un film di Kenneth Anger, e da lì in poi il disco non molla mai la presa. La produzione è originale e convincente: ogni suono ha il suo spazio, ogni riverbero è dosato con precisione, ogni silenzio è funzionale alla tensione.
La barriera linguistica non è un ostacolo. È semmai un invito ad abbandonarsi a qualcosa di più profondo e primordiale, dove la voce è uno strumento tra gli altri e il significato si scioglie nella musica. I Popsysze hanno costruito un rituale, e come tutti i rituali che funzionano, chiede solo di essere celebrato nel momento giusto. Non al mattino, non in mezzo alla confusione. Meglio all’imbrunire, quando la luce si ritira e le ombre si allungano. O di notte, quando il mondo tace e resta solo il suono. Date play e lasciatevi sorprendere.
𝐁𝐀𝐍𝐃𝐂𝐀𝐌𝐏 https://popsysze.bandcamp.com
𝐒𝐏𝐎𝐓𝐈𝐅𝐘 https://open.spotify.com/artist/2Iflo…
𝐘𝐎𝐔𝐓𝐔𝐁𝐄
/ @popsysze
𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐆𝐑𝐀𝐌
/ popsysze_band
𝐅𝐀𝐂𝐄𝐁𝐎𝐎𝐊
/ popsysze
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