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Viscula: “Masks”, il diario di bordo di una vita in viaggio

Immaginate un suono che si forma non in uno studio, ma nel movimento stesso. Che prende consistenza nel passaggio da un fiume ucraino all’asfalto bagnato di Londra, nel contrasto tra l’aria fredda della Polissia e l’umidità densa di Shanghai. I Viscula sono questo: architetti di un rock che non ha un luogo, ma molti luoghi. Il loro quinto album, “Masks”, è il documento più compiuto di questa esistenza perennemente in transito, una mappa emotiva dove ogni accordo porta con sé la memoria di un paesaggio diverso.

Dietro questo disco c’è un viaggio dentro il viaggio. Le canzoni, nate da sessioni che hanno legato Lutsk a Batumi, hanno cercato il loro destino finale attraversando l’oceano. A Seattle, Barrett Jones – colui che ha contribuito a forgiare il suono crudo e viscerale di un’intera generazione con Nirvana – ha dato loro un corpo. Non si tratta di un’operazione di stile, ma di una necessità. Jones ha estratto la potenza latente nelle tracce, conferendo loro quella fisicità ruvida, quel “Seattle sound” che non è solo una questione di distorsione, ma di verità. È la patina perfetta per raccontare storie di partenze e ritorni interiori.

A questa ossatura si unisce il contributo fondamentale di Oleksandr Pipa, bassista leggendario della scena ucraina. Il suo groove, scolpito con un Rickenbacker, non accompagna semplicemente: guida, incalza, dà un respiro ipnotico alla narrazione. È il filo che tiene insieme le maschere del titolo – quelle indossate per adattarsi, per sopravvivere, forse per dimenticare – e il volto nudo che c’è sotto.

Perché “Masks” parla proprio di questo: degli strati che si accumulano vivendo, delle identità multiple che un artista assume attraversando mondi così distanti. Ma è un album che, nella sua essenza, cerca una sincerità primaria, una sorta di ritorno a casa dopo mille deviazioni. Lo dimostra anche la scelta di affidare l’identità visiva a Dmytro Kurovskiy, artista che con la sua arte visiva e sonora con i Foa Hoka incarna un’altra punta della creatività ucraina contemporanea.

Il risultato è un disco sorprendentemente coeso, che fonde la poetica malinconica dell’Europa dell’Est con l’impatto immediato del rock anglosassone. Non è world music, è worldly rock. Musica che ha visto il mondo e ne porta i segni, ma li restituisce con una voce unica, ferocemente personale. Per i Viscula, ogni palco è stato una tappa, ogni paese un capitolo. Con “Masks”, hanno finalmente scritto il loro libro. B.Giraldo

Contatti:

Facebook – https://www.facebook.com/viscula.uk

Website – https://viscula.co.uk/