Un fiume è prima di tutto un confine che decide di diventare un incontro. Scorre, raccoglie storie da terre diverse, le mescola e le trasforma in un’unica corrente. “LUM”, il nuovo album di Hersi Matmuja e Jacopo Conoci edito da Maladisco, è esattamente questo: il punto in cui due sponde culturali si uniscono, generando un flusso sonoro di rara bellezza. Per la cantante albanese e il violoncellista salentino, questo disco è la sintesi di un viaggio lungo anni, un percorso geografico ed emotivo che dalle montagne del nord Albania arriva fino al cuore pulsante del Salento, passando per le comunità arbëreshë del Molise.
Il titolo, parola polisemica, racchiude già l’intero universo del progetto: in albanese, “lumë” significa fiume, ma “lum” è anche una particella che esprime gioia, congratulazioni, soddisfazione. È un augurio e un racconto, l’idea di un’acqua vitale che scorre portando abbondanza, proprio come l’incontro tra la voce di Hersi e il violoncello di Jacopo porta nuova vita a melodie antiche. Il loro viaggio musicale parte dalla regione del Lume, con epicentro nella città di Kukës, luogo natale di Hersi Matmuja, per poi seguire idealmente le rotte delle comunità albanesi che, in fuga dall’avanzata ottomana nel XV secolo, trovarono rifugio nel Sud Italia. Fa tappa nel Salento, terra d’origine di Jacopo Conoci, e si conclude idealmente a Scutari, crocevia di musica popolare e colta.

Il dialogo tra i due artisti è reso possibile da una preparazione solida e versatile. Hersi Matmuja, formatasi al conservatorio con una specializzazione in canto lirico e nota al grande pubblico per aver rappresentato l’Albania all’Eurovision Song Contest, ha sempre affiancato alla sua tecnica classica influenze che vanno da Ella Fitzgerald a Björk. Jacopo Conoci, diplomato in violoncello con il massimo dei voti e laureato anche in filosofia, ha perfezionato i suoi studi all’Accademia del Teatro alla Scala e vanta collaborazioni che spaziano dalla musica antica alla scena pop italiana. Questo bagaglio eterogeneo è il terreno fertile da cui nasce “LUM”: non una semplice raccolta di brani tradizionali, ma una profonda rielaborazione armonica e, in alcuni casi, melodica. Il duo si è mosso con un rispetto quasi filologico per lo spirito di queste canzoni, nate in un sistema musicale non occidentale e spesso trasmesse oralmente, restituendole in una veste moderna e accessibile senza snaturarne l’anima.

In dieci tracce, il disco costruisce un ponte tra epoche e stili. Ecco allora che brani popolari albanesi come “Struka E Cucës” o “Shëjvi” dialogano con canti arbëreshë come “Vare Vare” e con una delle più celebri canzoni d’amore salentine, “Beddha Ci Dormi”. Il lavoro di rivisitazione ha trovato ulteriore profondità grazie ai contributi di altri musicisti: le raffinate chitarre di Valerio Daniele, le atmosfere antiche e danzanti create dal liuto rinascimentale di Luca Tarantino e dalle percussioni di Vito De Lorenzi aggiungono stratificazione espressiva a un suono che nasce già ricco.
“LUM” è, in definitiva, un atto di creazione che nasce dall’ascolto e dalla memoria. È il suono di un’identità che si scopre plurale, di radici che non si rinnegano ma si espandono, trovando nell’altro una risonanza inaspettata. Hersi Matmuja e Jacopo Conoci non costruiscono un monumento al passato, ma accendono un faro su una tradizione viva e fluida, dimostrando che la vera cultura non ha argini, ma sempre nuove sponde da esplorare.
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