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Il Dialogo dell’Orrore: HKSPK e la Distorsione della Realtà in “Torture”

La paura più subdola non è quella del mostro definito, ma della normalità che improvvisamente si incrina. HKSPK, giovane band black/death metal di Brandeburgo, costruisce il suo nuovo singolo “Torture” su questa frattura psicologica. Il brano, uscito 23 gennaio 2026, è strutturato come un dialogo claustrofobico tra due voci interiori che reagiscono allo stesso evento banale: l’osservazione di una cavalletta. Da un lato, una narrazione fredda e clinica; dall’altro, un’immediata spirale di panico che trasforma l’insetto in una minaccia mortale. È la mappatura sonora di come un segnale mal interpretato possa distortare la realtà, trasformando l’ordinario in un incubo.


Musicalmente, HKSPK traduce questo conflitto in un percorso di tensione crescente. Il brano si apre con un margine melodico di black metal, una falsa calma che prepara il terreno per la caduta. Il cambio è repentino e brutale: la musica si frammenta in riff taglienti e veloci, sostenuti dagli scream acuti e disperati che impersonano la voce della psicosi. Il sound, descritto dalla band come “roh, intensiv, unnachgiebig” (crudo, intenso, inflessibile) , attinge alla furia lineare dei primi Marduk e alla cupa atmosfera di Dark Funeral, mantenendo però una chiara identità moderna.

Questa uscita non arriva isolata. “Torture” è il passo successivo di un percorso underground già solido. Dopo l’album d’esordio Holy Scum (2024) e l’EP The Human Butcher (2025) , la band ha già conquistato il plauso della stampa internazionale, da Brasile a Germania, ottenendo un significativo 12/15 nella prestigiosa LEGACY Magazine . La critica ha già definito il loro approccio “un temporale black metal con significative concessioni al death” e ha sottolineato la produzione potente, in cui “ogni riff taglia, ogni dettaglio della batteria preme”.

L’energia di HKSPK, celebrata nei live come al Schaf City Open Air, si traduce in una composizione che rifiuta ogni orpello . “Torture” funziona perché è fondamentalmente onesta: non cerca di abbellire l’orrore, ma lo isola e lo amplifica, mostrando come il vero supplizio risieda spesso nella nostra personale, incontrollabile, reazione a un mondo fondamentalmente indifferente. Non è una canzone su cosa ci tortura, ma su come noi stessi diventiamo i nostri carnefici, nota dopo nota, urlo dopo urlo.

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https://www.instagram.com/hkspk_band

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