C’è un tempo prima e un tempo dopo. I WAKAS, band peruviana nata nel 2015, hanno deciso di segnare questa frattura nella storia del loro popolo con un nuovo sistema di datazione: A.A. (Antes de Atawallpa) e D.A. (Después de Atawallpa). La morte dell’ultimo sovrano Inca diventa così l’asse attorno a cui ruota “Real Final”, il loro nuovo album in uscita per Darkside Records a giugno 2026, un’opera che trasforma la tragedia della conquista in epic metal.
La missione dei WAKAS va oltre la musica. Ogni brano nasce da un lavoro di scavo nelle fonti storiche, nelle leggende, nei racconti tramandati oralmente. Per questo disco si sono affidati a ricercatori e scrittori specializzati nella cultura Inca, raccogliendo informazioni preziose che restituiscono dignità a una storia troppo a lungo marginalizzata. Il risultato è un concept album che segue un ordine narrativo preciso, sette tracce che attraversano la frontiera tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
L’album si apre con “El señor de los báculos”, dedicato a Wiracocha, il creatore dell’universo nella cosmologia andina. Si passa poi all’arrivo degli spagnoli in “La llegada de los falsos dioses” , alla prigionia e alla morte di Atawallpa in “Muerte en la horca” . Ma la morte terrena non è la fine. Nel D.A., il sovrano discende nell’Uku Pacha, il mondo dei morti, chiamato da un richiamo ancestrale. In “Invocación del Ukhu Pacha” e “Desafiar a Supay” , Atawallpa raduna i suoi guerrieri leggendari per sfidare la divinità degli inferi. Viene sconfitto, ma Supay stesso gli rende omaggio per il coraggio. Il “Real Final” del titolo è questo: il riconoscimento che la potenza dell’Inka arriva a lambire anche i domini dell’oscurità. La chiusura è affidata a “Cahuide el guerrero” , l’eroe che preferì gettarsi nel vuoto piuttosto che arrendersi agli invasori, mantenendo la promessa fatta al suo signore: vincere o morire.

Il suono dei WAKAS è pensato per raccontare queste storie. Niente ballate per le cerimonie di sacrificio: ci vogliono grandi tamburi, il suono del pututo, riff di chitarra pesanti che evochino la potenza di guerrieri considerati esseri supremi. Siniestro alla voce, David Mendez e Raul Alvarez alle chitarre, Giorgio Gutierrez alla batteria, Yavet Acuña alle tastiere costruiscono un tessuto sonoro volutamente organico, dove la perfezione tecnica lascia spazio all’intuizione e alla naturalità dell’esecuzione. Le voci in quechua di Rene Pacheco Pacheco e Clarisa Bautista Lopez in “Invocación del Ukhu Pacha” aggiungono uno strato di autenticità che nessuno studio di registrazione può replicare.
I WAKAS sanno che saranno giudicati da alcuni specialisti per le licenze poetiche che si sono presi. Ma la loro ambizione è più grande: risvegliare nel popolo peruviano l’orgoglio per la propria cosmovisione, per la mistica e la mitologia degli Inca. Credono che valorizzare la propria cultura non significhi disprezzare le altre, ma dare a ciò che è proprio il posto che merita. E quale genere meglio del metal pesante può raccontare storie di dei, guerrieri, sacrifici e battaglie? La loro musica non è un esercizio di stile, ma un ponte sonoro tra un passato glorioso e un presente che ha bisogno di ritrovare le sue radici.
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