C’è un tipo di musica che ti accarezza. Un altro che ti scuote. Il Collettivo S.B.A.M. ha scelto la seconda strada. Il loro nome è già una dichiarazione d’intenti: un colpo secco, improvviso, capace di interrompere il flusso automatico dei pensieri e riportarti con decisione alla concretezza delle cose. Il primo disco, “Il segreto di Penelope” , in uscita il 16 aprile, è un tentativo di usare i suoni come strumento di rottura, non come anestesia.

L’incontro che ha dato vita al progetto è con l’associazione Il Segreto di Penelope di Lecco, una realtà che da anni accoglie donne migranti offrendo loro uno spazio dove lavorare, condividere, ricostruire. Il nome evoca la figura mitologica che tesseva e disfaceva il proprio lavoro, trasformando l’attesa in un gesto di resistenza paziente e ostinata. Ma i musicisti del collettivo – una quindicina di artisti con storie e provenienze diverse – hanno voluto spingersi oltre il racconto individuale. Hanno scelto di interrogare le radici delle sofferenze che spingono le persone a lasciare la propria terra.
La risposta che emerge è scomoda. Le migrazioni forzate non sono incidenti, non sono fenomeni naturali. Sono il risultato diretto di scelte politiche ed economiche precise, di guerre alimentate anche dal nostro paese, di confini disegnati per selezionare chi può entrare e chi deve restare fuori. Il benessere di cui godiamo in Occidente ha un prezzo, e quel prezzo è pagato da altri. Lo sappiamo, ma spesso preferiamo non guardare. E quando guardiamo, cadiamo in una trappola altrettanto insidiosa: la compassione facile, il gesto simbolico che ci fa sentire buoni senza davvero cambiare le cose.

Il disco smonta questa ipocrisia brano dopo brano. Alcuni testi mettono a nudo il lato oscuro dell’aiuto, quella benevolenza che nasconde paternalismo e dominio. Altri denunciano la strumentalizzazione della sofferenza altrui come mezzo di autoassoluzione morale. C’è una traccia che fotografa senza sconti la realtà di un sistema in cui il nostro benessere poggia sulle spalle di chi è meno fortunato, e dove la consapevolezza di questa ingiustizia si trasforma spesso in un gesto di elemosina che ci fa sentire migliori di quello che siamo.
Non aspettatevi redenzione, da questo disco. Non c’è un finale consolatorio, non c’è la speranza facile che tutto si risolverà. Gli artisti di S.B.A.M. non credono che la musica possa cambiare il mondo, ma credono che possa aiutare a pensare. E in un’epoca che ci vuole costantemente distratti, consumatori passivi di notizie che si accumulano e si dimenticano, forse questo è già un atto di resistenza. Le voci delle donne del Segreto di Penelope aprono e chiudono l’album, ma non chiedono pietà. Chiedono ascolto. E ascoltare, davvero, è la prima forma di responsabilità. Qui di seguito il link per il preorder: cliccateci. Non siamo soliti chiedere condivisione dei nostri articoli, ma per questo lo facciamo: Ascoltate e condividete a profusione. E’ un gesto piccolo se volete, ma preferiamo dare attenzione al valore più che alla misura, in questo caso. SBAM!
B.Giraldo
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Il Segreto di Penelope
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