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Bruce Sudano: gli schizzi a pastello di un cantautore che si racconta senza filtri

Un dipinto non nasce dal nulla. Prima della tela finita, del quadro esposto, ci sono gli schizzi. Tratti leggeri, linee che tracciano la direzione, colori appena accennati. Sono quelle prove che spesso restano nascoste nel cassetto, ma che rivelano più di ogni opera compiuta il processo creativo, le esitazioni, le intuizioni. Bruce Sudano, cantautore americano con una carriera che attraversa cinque decenni, ha deciso di portare quegli schizzi al centro della scena. Il suo nuovo album, “Sketch Book” , in uscita oggi 10 aprile, è esattamente questo: una raccolta di bozzetti sonori che, messi insieme, compongono il ritratto più intimo e sincero dell’artista.

Sudano non è nuovo a operazioni di questo tipo, ma qui l’approccio è radicale. Ogni brano è un “Bruce Sketch”, un’annotazione musicale che non cerca la potenza di un arrangiamento pieno, ma la sottigliezza di un pastello. La scelta è precisa: eliminare le distrazioni, togliere il superfluo, lasciare che il testo e la melodia emergano nella loro nudità. È un gesto di fiducia verso chi ascolta, perché a volte la versione più spoglia di una canzone è anche quella più rivelatoria. Non c’è bisogno di muri di suono per commuovere, a volte basta un pianoforte, una chitarra, la voce che si posa sulle parole come se fosse la prima volta.

Il titolo dell’album è anche una dichiarazione poetica. Dieci tracce che includono tre brani già usciti nei mesi scorsi (“Watching Darkness Fall”, “Damn Lonely on the Road”, “Better Angels”), quattro già presenti nell’ultimo lavoro “Talkin’ Ugly Truth, Tellin’ Pretty Lies”, e tre inediti assoluti (“Beyond the Winter Sky”, “Train In the Distance”, “One Mistake”). Ma più che una raccolta, “Sketch Book” è un album unitario, un’opera che prende forma pagina dopo pagina, come un quaderno di appunti dove ogni canzone è un tassello di un autoritratto più ampio.

Sudano ha alle spalle una storia lunga. Ha iniziato a tredici anni, ha attraversato band e progetti – dai Silent Souls ai Brooklyn Dreams – per poi affermarsi come autore internazionale, firmando hit per Donna Summer, Dolly Parton, Reba McEntire e i fratelli Jackson. Ma in “Sketch Book” non c’è traccia di quella carriera smagliante. C’è invece un uomo che si siede al proprio tavolo di lavoro, prende un foglio e inizia a disegnare. La copertina, un disegno a mano dello stesso Sudano, ritrae lo studio in cui l’album ha preso forma. Un dettaglio che chiude il cerchio: il luogo intimo e reale dove la musica nasce, prima ancora di diventare prodotto finito.

“Sketch Book” è un album che chiede attenzione, non come sottofondo. È un invito a guardare oltre la superficie, a cogliere le sfumature, a lasciarsi sorprendere dalla forza di ciò che è essenziale. Perché a volte, per dipingere un quadro completo, basta un pastello e la mano che lo guida.

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