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Dal deserto al Sannio: TekCiervo e la funzione salvifica del canto in “Y.D.L.A.M.”

Ci sono viaggi che si misurano in chilometri. Altri che si misurano in voci. TekCiervo, progetto dei fratelli Corrado e Carlo Ciervo, ha scelto la seconda unità di misura. Il loro album d’esordio “Y.D.L.A.M.” , uscito in vinile, è un ponte sonoro tra la Guinea e il Sannio, tra le voci antiche della tradizione popolare italiana e i racconti di due giovani migranti arrivati in Italia dopo aver attraversato deserto e mare. La sigla del titolo – Yimde Dandayde Leñol Mulugol – significa proprio “il canto che protegge le genti dallo svanire”. Non un semplice disco, ma un’operazione culturale e politica che restituisce al canto la sua funzione più antica: aiutare a vivere.

L’idea nasce da una domanda semplice e insieme radicale: cosa succede se si fanno incontrare le voci più intense della tradizione popolare italiana – Rosa BalistreriConcetta Barra, persino le registrazioni sul campo di Alan Lomax e Diego Carpitella – con le voci di Alpha Oumar Baldè e Boubacar Diallo, due ragazzi della Guinea che hanno conosciuto la durezza del viaggio e l’incertezza dell’approdo? I fratelli Ciervo hanno immaginato questa storia e l’hanno trasformata in otto brani dove folk, elettronica, afrobeat e art-rock convivono senza gerarchie. Non c’è un prima e un dopo, non c’è un noi e un loro. C’è un intreccio di lingue – il fula, il susu, il francese, l’italiano – e di esperienze che si riconoscono affini.

Perché il canto popolare italiano, quello dei braccianti e delle mondine, aveva la stessa funzione che il canto ha per i migranti di oggi: era uno strumento per sopportare il dolore, per denunciare lo sfruttamento, per tenere insieme una comunità. TekCiervo non fa folklore, non fa nostalgia. Preleva le voci di Rosa e Concetta come si prelevano frammenti di un’antica saggezza, e le fa dialogare con i testi di Alpha One e Bubi, nati da storie personali di attraversamento, perdita, speranza. Le voci delle cantatrici italiane diventano “madri/guide” per questi ragazzi, figure che temperano le loro angosce e risuonano nelle loro teste come un’eco rassicurante.

L’album è suonato interamente dai fratelli Ciervo insieme a Carlo Corso (batteria) e Giuseppe Tomaciello (drumpad e percussioni). Ma il cuore pulsante sono le voci. Quelle che arrivano da lontano e quelle che restano ancorate alla terra. In “Monteloura”, in “Concetta Deluxe”, nella title track, il canto diventa un atto di resistenza. Non c’è retorica, non c’è pietismo. C’è la consapevolezza che condividere una storia attraverso la voce – qualsiasi voce, in qualsiasi lingua – è il primo passo per non farla svanire. E forse, per proteggere chi quella storia l’ha vissuta.

TekCiervo: 

http://www.instagram.com/tekciervo

http://www.youtube.com/@tekciervo

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