Viviamo sommersi da contenuti che non chiedono attenzione, solo presenza (e spesso nemmeno quella). Canzoni che scivolano addosso, playlist che si susseguono senza lasciare traccia. Giovanni Teti fa la scelta opposta. Il suo album d’esordio, “Canzoni, cronache, imprecazioni” (gennaio 2026, autoprodotto), è un’opera che pretende neanche tanto velatamente di essere ascoltata con quell’attenzione che nel 2026 è diventata labile e abituata ai reel di 30 secondi. Ecco: scordatevelo. Prendete il tempo. Sedetevi. Versatevi un goccio di quello buono e date play. Questo perchè c’è qualcosa di urgente che l’autore vuole dire e si percepisce che per lui è estremamente importante.

Teti, chitarrista e polistrumentista umbro con un passato in diverse band locali, ha registrato il disco tra agosto e novembre 2025 all’Officina APS di Perugia. Lo ha scritto, suonato e prodotto da solo, con l’aiuto di Francesco Romani solo per il mix. Il risultato non cerca la perfezione tecnica. Cerca la verità. Le chitarre non invadono, la voce respira, gli arrangiamenti sono essenziali. Perché ciò che conta sono le parole – studiate, pesate, pesanti ma misurate – e i racconti che trascinano.
L’album si muove su due binari: la cronaca e l’introspezione. Teti guarda fuori e vede l’ipocrisia, il linguaggio mendace del potere, il modo in cui ci parlano di guerra come se fosse una necessità. E lo denuncia senza urlare, con una lucidità che mette i brividi. Ma guarda anche dentro, e lì trova la malinconia del disincanto, la fragilità di chi non si arrende alla banalità, la consapevolezza che nemmeno le stelle, forse, sono più come una volta.
Non c’è un filo narrativo obbligato, ma c’è un’urgenza che li lega: la necessità di dare forma a ciò che si vede e si vive, senza filtri.
Teti ha quarant’anni. Ha imparato a suonare il pianoforte da bambino, poi ha mollato Chopin a favore del punk. Ha capito di voler fare il chitarrista ascoltando Janis Joplin. Oggi si sente disorientato, dice, dalla musica (e dal mondo) degli ultimi anni. Ma forse è proprio questa nebbia che diventa metafora vitale nella sua opera. Chi è perso, inevitabilmente cerca. E Giovanni Teti, cercando, ha trovato un veicolo di espressione in questo otto brani che lascia l’ascoltatore colpito ma niente affatto sereno.
“Canzoni, cronache, imprecazioni” non consola. Non cerca di farti stare meglio. E’ l’antitesi perfetta del disco “piacione”. Cerca di farti pensare. È una forma-canzone che non nasconde le proprie intenzioni: parlare chiaro, mostrare le fragilità, imprecare quando serve. E oggi serve! In un’epoca che ci spinge a tacere o a starnazzare, Giovanni Teti sceglie la strada di mezzo. Parla. E lo fa con la convinzione di chi sa che le parole, quando sono giuste, possono ancora andare a bersaglio.
CONTATTI
Giovanni Teti
e-mail giovanniteti85@gmail.com
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