Nella foschia della Bassa, dove la visibilità è ridotta e l’umidità trasforma ogni suono in un battito ovattato, nascono talvolta le visioni più nitide. Rosapolvere, architetto di droni e dungeon synth, e i Votto, equilibristi tra screamo e blackened hardcore, portano alla luce “A Castle”, un singolo che è insieme un presagio di violenza e la sua stessa messa in scena. Pubblicato il 13 febbraio per Harker Tapes, il brano non costruisce: erode.
L’amicizia tra i due progetti, coltivata per anni tra palchi condivisi e collaborazioni incrociate, trova qui la sua forma più radicale. Se in passato l’incontro era stato frontale, una sfuriata post-hardcore immediata, “A Castle” sceglie un approccio più subdolo. Il brano si apre con un respiro lento, percussioni dilatate e synth modulari immersi in un riverbero tenebroso. È l’istante prima del crollo. Poi la voce emerge, e con essa il canto di un Dies Irae seicentesco in latino: un richiamo liturgico e apocalittico che accumula tensione fino al punto di rottura.
L’esplosione, quando arriva, è una violenza controllata. Chitarre ultra-distorte si abbattono sul tessuto sonoro, batterie analogiche e sintetizzate si fondono fino a perdere ogni distinzione tra materia e illusione. Non c’è catarsi liberatoria qui: la catarsi è distruzione della forma, un collasso architettonico che trasforma il castello in rovina. Il brano si gonfia fino a soffocare, poi si spegne.

A completare l’operazione, una scelta editoriale che è già dichiarazione d’intenti: trenta copie del singolo saranno stampate in versione iper-lofi 8bit su floppy disk da 3,5 pollici. Un supporto morto, resuscitato per contenere musica che parla di fantasmi e presagi. È il gesto di due progetti che della precarietà e dell’oscuro hanno fatto cifra stilistica.
Domenica 15 febbraio il brano sarà presentato dal vivo a Lodi in un secret show organizzato da Orrore Cosmico. Poi, il salto. Dal 23 febbraio Rosapolvere e Votto sbarcano in Giappone per quattro date – Tokyo, Nagoya, Kyoto, Mishima – portando un live set esteso senza soluzione di continuità. Dalla nebbia della Pianura Padana alle metropoli nipponiche, il loro castello di suono continua a dissolversi. E a ogni crollo, rinasce altrove.
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