C’è uno strumento che può parlare senza dire nulla. Può raccontare un inseguimento in un vicolo buio, un amore che finisce, una notte passata a fumare in un locale semivuoto. Quello strumento è la tromba, e Davide Ghidoni lo sa da quando aveva dieci anni. Il suo nuovo album, “Emergence of Shadow” , in uscita l’11 settembre in digitale e il 18 in vinile per Mint Condition Records, è un disco che si muove tra soul, rock e blues degli anni Settanta, ma non cerca di imitare quei generi. Li attraversa, li respira, li rielabora con una sensibilità personale che rende ogni traccia inconfondibile.

L’album è prevalentemente strumentale, con la tromba che assume il ruolo di voce narrante. L’unico brano cantato è “Come On Closer” , interpretato da Heidi Vogel dei The Cinematic Orchestra, che aggiunge un momento di sospensione e intensità all’interno del progetto. Il resto è un viaggio sonoro in cui la tromba dialoga con arrangiamenti curati e una sezione ritmica solida, valorizzando ogni sfumatura espressiva. Il groove è cangiante ma sempre pulsante, e conduce in una dimensione sospesa tra il noir e un viaggio nel tempo a ritroso. Si immaginano locali fumosi, club con gentiluomini in giacca, panciotto e cravatta, donne eleganti in tailleur. Atmosfere che potrebbero fare da sottofondo a situazioni conviviali o romantiche, ma che meritano un ascolto attento, perché la ricchezza di particolari è praticamente infinita.
Chi segue il nostro blog ricorderà che avevamo già avuto modo di ascoltare i primi due singoli estratti dall’album – “Emergence of Shadow” e “Come on Closer” – e di raccontarli in un articolo dedicato, disponibile a questo link: https://briomedia.group/davide-ghidoni-emergence-of-shadow-come-on-closer-funk-soul-e-colonne-sonore-per-un-nuovo-capitolo-solista/. Un primo assaggio che aveva lasciato intravedere la direzione del progetto, ma che ora, con l’album completo, trova la sua piena dimensione. Le premesse erano buone, ma il disco intero è un’altra cosa: più ricco, più stratificato, più capace di trasportare l’ascoltatore in un mondo che non ha bisogno di parole per essere compreso.
Ghidoni è un musicista che ha costruito la sua carriera sulla versatilità. Nato a Piacenza nel 1967, si è diplomato in tromba al conservatorio “G. Nicolini” della sua città nel 1986. Da lì ha iniziato un percorso che lo ha portato a collaborare con artisti del calibro di Mina, Adriano Celentano, Eros Ramazzotti, Ligabue, Elio e le Storie Tese, Claudio Baglioni, Enzo Jannacci e molti altri. Ha suonato in trasmissioni televisive come il Festival di Sanremo, “The Voice”, “Ballando con le Stelle”, e attualmente è in tournée mondiale con Ana Popovic. Ma “Emergence of Shadow” è qualcosa di diverso: è il suo progetto più personale, il primo in cui sente di potersi esprimere completamente senza filtri.
L’album nasce dall’esigenza di dare forma a idee coltivate da tempo, di costruire un discorso musicale che non avesse bisogno di parole per comunicare. La tromba di Ghidoni è al centro di tutto, ma non è mai sola: gli arrangiamenti, le tastiere, le chitarre e le percussioni creano un tessuto sonoro ricco e stratificato, in cui ogni strumento ha il suo spazio. Il risultato è un disco che non si esaurisce al primo ascolto, ma che cresce e si svela gradualmente, come certe vecchie fotografie che mostrano dettagli sempre nuovi.
“Emergence of Shadow” è un viaggio che merita di essere fatto con calma, magari al tramonto, quando la luce si ritira e le ombre si allungano. Perché è lì, in quella zona grigia tra il giorno e la notte, che la musica di Davide Ghidoni trova la sua dimensione più autentica. E la sua tromba, come una voce che racconta storie antiche, continua a parlare a chi ha voglia di ascoltare. Per chi volesse riscoprire il punto di partenza di questo percorso, l’articolo dedicato ai primi singoli è sempre lì, ad attendere. Ma il consiglio è di ascoltare l’album per intero, senza fretta. Perché è così che si gusta appieno. B.Giraldo
https://davideghidoni.weebly.com
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