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Il Crollo Come Rituale: The Future Sound of Koyaanis Naqoy e gli “Ancient Impulses of a Paranoid Idol”

Esiste un momento in cui il rifugio diventa prigione, e l’unico gesto possibile è quello di far crollare l’intero mondo che ci si è costruiti attorno. “Ancient Impulses of a Paranoid Idol”, album d’esordio di The Future Sound of Koyaanis Naqoy in uscita il 7 febbraio 2026, è la cronaca sonora di questo collasso. Nato dall’incontro tra il sardo Andrea Doro (alla elettronica) e il campano Antonio Vessa (alla batteria), il disco è un rituale oscuro e strumentale che traduce in tensione musicale pura un racconto di fuga, paralisi e distruzione finale.

Il lavoro si struttura come un romanzo in cinque capitoli. Segue la parabola di un uomo senza nome che, arrivato in una grande città, ne rimane traumatizzato e sceglie di rifugiarsi ai suoi margini per un’intera vita. La routine diventa guscio, fino a che un incontro inatteso – descritto nel singolo anticipatorio “I Flatten Myself Like A Biscuit, One Day, On Tuesday” – non incrina il torpore, preparando il terreno per uno slancio tardivo verso l’ignoto che coincide, tragicamente, con l’annichilimento di ogni spazio. È una narrazione di impulsi primordiali repressi e finalmente liberati, anche a costo dell’autodistruzione.

Musicalmente, il duo costruisce questa tensione attraverso un dialogo radicale. Da un lato, le dense stratificazioni di Doro: atmosfere di dark ambient, drone e noise che creano paesaggi claustrofobici e abissali. Dall’altro, il drumming di Vessa, di matrice jazz ma profondamente destrutturato, che non accompagna ma reagisce. La sua batteria è attrito, resistenza, un elemento organico che si contorce dentro una coltre elettronica, trasformando la narrazione in esperienza fisica, in uno scontro percettivo continuo.

La scelta di registrare tutto dal vivo in un’unica sessione al Goldmine Records non è una questione tecnica, ma filosofica. Cattura l’urgenza e l’imprevedibilità del gesto, il rischio dell’esecuzione. Ne emerge un flusso compatto e senza compromessi, dove il suono procede per accumuli, lunghe stasi e fratture improvvise, specchio perfetto di una psiche al limite.

“The Future Sound of Koyaanis Naqoy” fonde così due sensibilità distinte – la ricerca poetica e visiva di Doro, la riflessione filosofica e ritmica di Vessa – in un unico, potente impulso narrativo. “Ancient Impulses of a Paranoid Idol” non è un semplice album di musica sperimentale; è un atto di archeologia interiore, che scava nei traumi della modernità per trovare, nel loro stesso crollo, una forma di liberazione radicale e disperata.

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