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Il Punto Zero: Canja e la Rinascita Attraverso il Ritmo in “Floor”

C’è un momento in cui toccare il fondo diventa l’unica via per ripartire. Andrea Cangianiello, in arte Canja, ha trasformato quella caduta in musica. Il suo singolo d’esordio “Floor”, uscito il 19 febbraio sotto la luna crescente, è molto più di una traccia: è un punto zero, una soglia di rinascita scolpita attraverso superfici reali, oggetti quotidiani e respiro umano.

Il brano nasce da un’esperienza di assoluta vulnerabilità. Canja racconta di essersi trovato intrappolato in un contesto ostile, una caduta in un’infinità di rovi che ha rappresentato il culmine della sfida personale. In quel buio, ha identificato un flebile spiraglio di luce e ha iniziato a correre, contro ogni resistenza, per raggiungerlo prima che svanisse. “Floor”, inteso come terra, incarna quella corsa disperata e, al tempo stesso, il fondamento della sua attuale consapevolezza identitaria.

Musicalmente, il brano è una trama percussiva radicalmente acustica. Canja, batterista di formazione classica, ha scolpito il suono attraverso superfici reali, oggetti di uso quotidiano, utilizzando il respiro come parte integrante della composizione. Ne emerge un paesaggio immersivo, sospeso tra terra e visione, dove l’elettronica affiora come suggestione senza mai esistere davvero. Un minimalismo spirituale che guarda ai riti ancestrali e alla potenza primordiale del ritmo.

La scelta di inserire suo figlio Antonio nel videoclip per interpretare “il bambino che è in me” aggiunge strati di profondità emotiva. È un gesto che parla di guarigione, di ritorno all’innocenza, di quella parte di sé che la caduta non ha potuto cancellare.

Il percorso di Canja è fatto di radici profonde. Nato in provincia di Salerno, con ascendenze calabresi e napoletane e un’educazione di fede evangelica, ha sviluppato un legame indissolubile con la terra del Sud. Ma la vera svolta è avvenuta in Brasile, a Salvador di Bahia, dove si è immerso nei riti del Candomblé, decodificando le percussioni dei canti sacri e portandole sulla batteria. Un’esperienza unica che lo ha messo in contatto con maestri dell’eccellenza bahiana, membri di formazioni leggendarie come Olodum e Timbalada.

Questo crogiolo di radici mediterranee e ritmi afro-brasiliani ha plasmato il suo stile distintivo. Tornato in Italia, Canja ha collaborato con artisti del calibro di James Senese, Mario Venuti, Tony Esposito, e ha partecipato a tour internazionali in Indonesia e Africa, esibendosi al prestigioso festival Jazzablanca.

Oggi, con “Floor”, Canja apre le porte al suo mondo musicale. Un mondo fatto di ritmo come origine e rinascita come destino. Il singolo anticipa l’album Yelè, atteso sempre nel 2026. Per chi ascolta, è un invito a guardare la propria ombra, a riconoscere la fragilità come parte del cammino, e a trovare, nel punto più basso, la spinta per tornare verso la luce.

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