Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che TI ascoltano.
Quelli che capitano nel momento giusto, quando il mondo fuori è troppo rumoroso o troppo silenzioso, e tu sei lì in mezzo a chiederti se sia colpa tua se non ti senti mai perfettamente in sintonia con tutto il resto.
“The Red Clef” è uno di quei libri.

Oggi sono qui con I.J. Martin, e confesso una certa emozione. Perché quando ho chiuso la prima pagina del suo libro, ho avuto la strana sensazione che qualcuno avesse messo su carta quella vocina interiore che di solito teniamo nascosta. Quella che sente le cose prima che accadano, che si accorge quando una stanza è “stonata”, che fatica a respirare in un mondo costruito per chi non sente niente.
Ho chiesto a I.J. di parlarmi di garage che diventano portali, di ragazzi che si ribellano al grigio, e di quella strana forma di magia che forse abbiamo dimenticato: la capacità di vibrare a una frequenza diversa da tutti gli altri. Ma soprattutto, ho voluto chiederle cosa significa, davvero, essere una Persona Altamente Sensibile in un’epoca che considera la sensibilità una malattia da curare. Preparatevi: questa non è una semplice chiacchierata su un libro. È un invito ad alzare il volume. Al massimo.
Ciao I.J. e grazie per averci concesso il tuo tempo, la tua attenzione e… la tua magia. Iniziamo da una sensazione, non da una domanda. Quando ho letto il libro, ho pensato: “Ecco, qualcuno ha scritto quello che provo la domenica sera, quando il mondo mi sembra di cartone”. Tu quella sensazione la conosci? Da dove nasce l’urgenza di raccontare proprio questa storia?
Ciao Bruno e grazie per questa opportunità di condivisione innanzitutto. Da dove nasce l’esigenza di raccontare questa storia? In realtà non è proprio un’urgenza diciamo che questo è un lavoro che ho nel cassetto da parecchio tempo, una decina d’anni circa o forse di più. È una raccolta di tutti quei pensieri che effettivamente provo e provavo, ad esempio la domenica sera come dici tu o magari quando si è soli con sé stessi, in cui si riesce a ritagliare quello spazio prima di tuffarsi nuovamente nel mondo esterno. La necessità ora di raccontarlo è proprio perché, da osservatrice ho notato che nonostante il cambio generazionale, (non entro nel merito a quale generazione appartengo) credo che l’esigenza dell’essere umano in generale sia molto simile sia nelle fasce d’età ma anche nel contesto sociale in cui uno vive. Per cui ho voluto scrivere in maniera un po’ narrativa, leggera e fantasiosa per quei ragazzi o giovani adulti. Ho raccolto quegli appunti, quelle note che mi passavano in mente in determinati momenti di vita (degli haiku) che poi hanno generato una storia. Magari qualche anima ci si rispecchia. Dentro ci si ritrova chi ha bisogno come me (e come credo altri esseri umani), della simbiosi con la musica o altre forme d’arte anche. Nelle notti insonni la fantasia si scatena.
Parlami di Adele. È una strega che ha male alla schiena, che gestisce una caffetteria biologica, che probabilmente il sabato sera preferisce stare a casa. Sembra quasi che tu abbia preso la magia e l’abbia fatta scendere dal piedistallo per portarla a bere un caffè con noi. Perché era così importante renderla “vera”, umana, quasi ordinaria?
Dal punto di vista di un osservatore, la moda di definire e definirsi streghe/maghi, di avere super poteri o poteri speciali fa perdere un po’ il significato intrinseco del concetto di ciò che è dal mio punto di vista Magico. Da qui il concetto di “ordinaria”; forse la capacità dei social di rendere tutto così plateale, dissipa sostanza dal mio punto di vista. Per cui ho voluto esprimere come intendo io la magia: è tutto ciò che esce dal profondo e dal naturale. La magia di madre natura, la magia dell’arte; esprimere emozioni e sentimenti attraverso colori, suoni, profumi e sapori, unire tutto ciò che l’esistenza ci dà, comprese le energie stesse. L’amicizia nel senso di legame è magia, secondo me. Questo è abbastanza “ordinario”?! Ecco perché c’è Adele.
Tu sei una Persona Altamente Sensibile? E se sì, qual è stato il momento in cui hai smesso di viverlo come un difetto e hai iniziato a pensare che forse, invece, fosse un dono? O forse ci stai ancora lavorando?
È una caratteristica. Credo di essere una persona altamente sensibile, e riconoscerlo non è facile: ci si sente sempre sbagliati perché ci si sente diversi, dei pesci fuor d’acqua. Solo recentemente ho cominciato a prenderla come una parte di me ma non so se sia un dono o una condanna, ci sto ancora lavorando e penso che non ci si smetta mai di lavorare.
C’è una scena nel libro in cui la musica diventa qualcosa di più. Non è solo note, è materia, è energia, è strumento per aprire porte. Se potessi scegliere una canzone – una sola – che per te ha questo potere, quale sarebbe e perché?
La musica ha sempre fatto parte della mia crescita, della mia vita. Di conseguenza scegliere una canzone sola è difficile perché ogni canzone ha accompagnato uno stato d’animo, una fascia di età come un momento della vita. C’è una canzone che ha sempre vibrato molto con me, come tante altre, però questa ancora oggi ascolto mi fa viaggiare – viaggiare proprio nel senso mentale ed emotivo come allora: Shine or You Crazy Diamond, Pink Floyd

Sette ragazzi, una strega cinica, una città che si spegne. Tra tutti i personaggi giovani, c’è uno di loro che senti più vicino? Qualcuno in cui hai messo un pezzo della te adolescente, quella che forse non riusciva ancora a dire “io sento troppo” senza vergognarsene?
Adesso potrei far ridere: ognuno di questi 7 ragazzi ha una delle mie 7 personalità. Non sono un caso clinico ma ho messo un po’ di me in ognuno di loro dei miei 17 anni, dei miei 19 e così via; insomma un po’ di tutto dalle raccolte dei pensieri, anche se a non tutte avevo messo una data.
Il libro parla di periferia, di garage umidi, di concerti abusivi. Luoghi che non sono i castelli delle fiabe. Cosa ha la periferia di così magico, per te? Cosa hanno i luoghi dimenticati che i centri patinati non avranno mai?
Domanda interessante. Credo che proprio, sia questione della patina… il concetto della patina dei social. Nei bei centri abitati, nei grandi centri dove il centro della città curato e illuminato, sembra una torta dalla glassa meravigliosa. Poi appena fuori, nella periferia (ma anche i quartieri limitrofi) vengono proprio dimenticati: strade mal messe, scarsa illuminazione, pochi servizi. Penso che sia magia proprio la libertà di vivere anche in contesti dimenticati dalla patina del centro, senza perdere sé stessi.

C’è un momento, nella scrittura, in cui hai dovuto fermarti perché quello che stavi scrivendo ti stava colpendo troppo da vicino? Un capitolo, una frase, un dialogo che hai dovuto lasciare lì e riprendere dopo, perché faceva troppo male o troppo bene? Esiste un “troppo” per queste emozioni?
Sì c’è un paragrafo in questo libro che ha fatto troppo male, ma è stato difficile descrivere perché. In un paragrafo è raccolto un periodo che si può esprimere come diceva un grandissimo cantautore Italiano: Fabrizio De Andrè: “tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci a esprimerlo con le parole” – il concetto è questo e quindi ho dovuto fermarmi e trovare le parole per buttar fuori quell’emozione.
Se dovessi descrivere questo libro a qualcuno che si sente sbagliato, fuori posto, “fuori sintonia” – magari un ragazzo o una ragazza che si nasconde in camera sua con le cuffie – cosa gli diresti? Cosa vorresti che trovasse in queste pagine?
Gli direi di credere in sé stesso, nelle tue emozioni: se provi rabbia sei umano e vivo. Non giudicarla sbagliata, non farti condizionare da essa, non trasformarla in distruzione. Riconoscila, non è sbagliata. C’è ed è energia e puoi utilizzarla per diventare la parte migliore di sé stesso. Usala per te, non per ferire gli altri.
Tu parli di “mondo a bassa risoluzione emotiva”. Mi viene in mente quando si abbassa la qualità di un video per farlo caricare più velocemente. Abbiamo fatto lo stesso con le emozioni? Abbiamo compresso tutto per far funzionare il sistema, e ora ci siamo dimenticati come si vede (e si vive) in HD?
Sì, secondo me le emozioni sono state considerate inutili, poco razionali e immotivate quando invece fanno parte di noi. Il fatto che ci si innamori e si è emozionati di fronte ad una persona ne è una prova. Si tende a dovere razionalizzare o dogmatizzare qualsiasi cosa come l’amore, il matrimonio, mettere al mondo figli. Ci instillano algoritmi emotivi che vanno a sostituire le vere emozioni, quindi non sei neanche più padrone della tua emotività e di conseguenza di te stesso.

Ultima domanda, un po’ personale. Quando hai finito di scrivere l’ultima pagina di questo primo volume, cosa hai provato? Hai chiuso il computer e hai pianto, hai stappato qualcosa, sei uscita a camminare, o semplicemente sei rimasta lì in silenzio ad ascoltare il rumore che facevi dentro? Cosa ti aspetti ora?
Ho chiuso il pc. Ho fatto un caffè e finta di niente, come se non avessi mai scritto nulla. Poi, un giorno ho avuto voglia di leggere qualcosa e ho cominciato a leggerlo. Che cosa mi ha suscitato? Mi ha fatto sorridere, perché vedere piccoli tasselli del puzzle che sono, in una storia di fantasia mi è piaciuto, tant’è che, ho proseguito con gli appunti e ho voluto completarli con la storia di questi ragazzi. Quindi, ho deciso che ci saranno altri volumi di queste avventure. I.J.MARTIN
Intervista a cura di B.Giraldo.
Puoi trovare il primo volume della saga qui https://amzn.eu/d/0ezaNS0Q
SFOGLIA GRATUITAMENTE BRIOMAGAZINE IL NOSTRO MENSILE ONLINE PIENO DI NOTIZIE DAL MONDO UNDERGROUND: https://www.magcloud.com/browse/magazine/3163084
Puoi sostenerci acquistando la copia di BrioMagazine in pdf al costo di solo 1$
Prima di andare via segui la nostra playlist spotify e iscriviti alla newsletter per rimanere in costante aggiornamento sulle news giornaliere di BrioMediaGroup: per te è gratis ma per noi fa la differenza e ci aiuta a crescere!
Per segnalazioni e comunicati stampa: brioradioweb@gmail.com