FOCUS SU UN ECLETTICO PRODUTTORE E MUSICISTA PROG MA NON SOLO – a cura di Jesus Doe
Alessio Trapella è un musicista e produttore polesano, definito dalla critica “eclettico ed intransigente”. La sua formazione affonda le radici negli studi accademici di Contrabbasso e Composizione presso il Conservatorio di Adria, portati avanti fin da giovanissimo, e si intreccia presto con la passione per la musica rock, creando un linguaggio personale capace di unire rigore e sperimentazione.
Tra le esperienze più significative in ambito classico spicca la collaborazione con l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” diretta dal M° Riccardo Muti (2010–2012).
Nel mondo del rock progressivo italiano ha suonato e inciso dischi con Aldo Tagliapietra, UT New Trolls (2013-2016), e dal 2017 al 2021 ha fatto parte de Le Orme.
Nel 2023 ha pubblicato il suo primo album solista, La ricerca dell’imperfezione, un progetto che segna l’inizio di una nuova fase artistica libera e senza compromessi.
Trapella continua a esplorare l’imperfezione come forma di verità sonora, cercando nuove strade con coerenza, curiosità e visione, ed ora è pronto a far spiccare le ali al suo nuovo LP dal titolo ICARO uscito il 10 ottobre.
Parlando dell’album già dalla title track si vola alto. Per ignoranza possiamo affermare che è ben presente tutta la tradizione Prog Italiana ed Internazionale. L’inciso si stampa bene in testa e il viaggio inizia. Segue “L’uomo delle stelle” Pop Prog d’autore (echi di New Trolls e di Alan Sorrenti di Aria). “Il gesto” segue la strada di “Un amaro”: poliritmie e sorprendenti trombe a descrivere un riff di chitarra minimale ma fondamentale. “Anapneo” strizza gli occhi ai Pink Floyd più sperimentali e a quei monumentali riff di Aqualung e 21th century Schizoid Man, qui la formazione da sfogo alle abilità. “Giù il sipario” completa vocalmente il lavoro dei primi due brani. “Oltre il manifesto Blu” in chiusura richiama ancora i New Trolls ma fa emergere un grandissimo gusto per gli arrangiamenti.
Abbiamo bevuto un caffè con Alessio e vi raccontiamo cosa è emerso.
Buongiorno Alessio, freschissima l’uscita di Icaro il tuo secondo lavoro, che è anche un concept album. Abbiamo ascoltato ripetutamente il disco, ed è emerso che forse si ci sono dei potenziali singoli, ma viene apprezzato maggiormente con un ascolto globale. Ci puoi spiegare cosa ti ha spinto a raccontare la storia Icaro in chiave moderna?
Ciao, è un piacere poter parlare di Icaro, quindi intanto vi ringrazio e saluto tutti i vostri lettori. Quella che voglio raccontare è una storia di dipendenza e autodistruzione, emersa parlando con un mio caro amico, una storia che purtroppo si consuma in persone di cui non diresti mai, magari vicine a te. Per loro la dipendenza è diventata un gesto, come prendere un normalissimo caffè. Ecco da questo spunto nasce l’idea di raccontare questa realtà invisibile che inizialmente appunto doveva chiamarsi “IL GESTO”. Poi per rendere il tutto meno esplicito e più impersonabile da parte dell’ascoltatore ho deciso di accostare il mio racconto a quello di Icaro, rivisto in chiave moderna, dove il personaggio principale non ha più bisogno delle ali per volare, ma bensì di un razzo.
La tua carriera musicale da un certo punto si è occupata seriamente del Progressive Italiano. Hai suonato con i mostri sacri del genere, ci incuriosisce come ti hanno segnato queste esperienze soprattutto nella mentalità che hai acquisito?
Più che nella mentalità, quella fai fatica a farmela cambiare [ride], queste esperienze mi hanno insegnato molto dal punto di vista professionale, ad esempio sul come si affrontano dei palchi importanti e tutte le dinamiche che ne conseguono. Quindi molta esperienza ma niente che mi abbia segnato particolarmente. Devo però dire però che la permanenza negli UT New Trolls mi ha insegnato molte cose sulla melodia vocale e l’utilizzo delle voci armonizzate.

Sei un musicista rigoroso, ma anche una delle più belle voci in circolazione. Rimanendo in ambito Prog, considerando che il punto debole di gran parte delle band erano proprio i cantanti, o almeno così la stampa del tempo sentenziava (salvando sempre Francesco Di Giacomo, non sempre Demetrio Stratos, spesso Lino Vairetti e pochi altri). Se ci fosse una macchina del tempo in quale band Prog vorresti suonare/cantare?
Be se parliamo di band italiane e se parliamo degli anni 70 ti direi sicuramente Le Orme. Non me ne vogliano gli altri ma per me erano i numeri uno. Con i testi se la giocavano con il Banco, ma le melodie erano imbattibili. Se invece ci spostiamo all’estero sarei indeciso fra ELP e RUSH, Gentle Giant meglio ascoltarli e basta! [sorride]
Quanto è difficile scrivere un Concept album nel 2025 rimanendo credibili?
Per me, in questo caso, è stato davvero semplice e spontaneo, ho scritto il disco in 2 mesi. Una volta centrata la tematica e stesa una trama mi sono messo al piano e la musica e uscita con facilità. Come sempre ho scritto i testi una volta completata la parte musicale. Ma per tornare alla tua domanda… Nel 2025 credo che la parola “credibile” abbia perso il suo significato visto e considerato che anche dei grandi e longevi artisti si sputtanano con delle produzioni orrende. Io cerco di fare del mio meglio utilizzando il mio linguaggio e di certo non bado al mercato mainstream.
Il tuo precedente lavoro La Ricerca dell’Imperfezione è come una montagna russa fa sorridere con strali di follia come in Un amaro, Ti cat tachi i tachi fa piangere lacrime amare come in al fratello mai nato. E l’uomo col cuore in mano, ma le emozioni non smettono fino all’ultima nota di Regredendo. Qual’è il tuo segreto per tradurre in musica le emozioni?
Un segreto non ce l’ho ancora, per ora vado ad istinto. Quello che ho capito sicuramente è che nello scrivere un testo bisogna fare in modo che le persone riescano a farlo proprio in base alla loro storia personale. Quindi se sei troppo esplicito questo risulterà difficile a meno che tu non sia un genio come quel tipo genovese… Per quanto riguarda la musica mi faccio guidare molto dal suono dello strumento che ho sottomano, ma sto parlando proprio del timbro, nel senso che se ho un basso Precision fra le mani può uscire una cosa, ma se in quel momento avessi il Rickenbacker uscirebbe qualcos’altro, questo per dire che non ho mai un motivo in testa, lo invento al momento. Questo può succedere anche con le percussioni, così è nato ad esempio il ritmo di “Il gesto”.
In Icaro traspare una voglia di libertà, dei momenti che seppur scritti risultano all’orecchio quasi free. Notevole è l’uso del sax che si lancia in assoli, ma a turno tutti gli strumenti risaltano. C’è ancora spazio per l’improvvisazione o è tutto scritto per te?
Quando si parla di improvvisazione non c’è assolutamente nulla di scritto per me. I brani, per come li concepisco, sono definiti sicuramente ma in quasi tutti c’è un momento dove ci si può lasciare andare, sia con l’interpretazione, sia con la durata. E’ questo il bello di registrare tutti assieme, così facendo si coglie quel momento che magari non potrebbe esserci se costretto da un numero prestabilito di battute.
Ci hai confidato che ci hai messo quarant’anni per scrivere quello che volevi, riporti alla memoria Stratos che parlava a 35 anni di essere stato uno Zombie fino al ’73 di aver suonato la musica dei padroni. Al di là dell’accezione politica immancabile negli Area, quanto ti ritrovi su queste parole?
Poco a dir la verità, nel senso che ho comunque sempre suonato della bella musica, per i miei gusti ovviamente, ma era di altri ahimè. E poi va detto ad onor del vero che ho sempre partecipato nel produrre musica originale, con gli Anadreba, con i Markonee, con i Big Swing, con qualche colonna sonora e anche con gli UT, quindi non solo cover. Però la mia era una partecipazione un po’ distaccata (Anadreba a parte) e comunque in quel periodo spendevo un sacco di energie a fare cover, ecco la mia modalità zombie di cui parlava Stratos. Poi ad un certo punto suonare brani degli altri non mi ha dato più soddisfazione e nel contempo ho deciso di incanalare tutta l’energia in un progetto solo.
Ti ringraziamo per aver gentilmente risposto ai nostri quesiti, un’ultima domanda non può che parlare di futuro, sicuramente ci sarà la promozione di Icaro e l’attività live da seguire, ma visto il tuo estro bolle già qualcosa in pentola per il futuro?
In testa ho tantissime cose, mi manca il tempo per metterle giù purtroppo, ma ti posso anticipare quella più concreta, ovvero un album di inediti che ho scritto con l’amico Andrea Bassato, anche lui una ex-orma. Siamo a buon punto e posso dire che uscirà nell’autunno del 2026.
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