Ci sono band che raccontano storie. Poi ci sono band che costruiscono geografie emotive, mappe di tensioni invisibili dove chi ascolta può perdersi e ritrovarsi. I Kuzack, alt-rock band veronese nata nel febbraio 2023, appartengono alla seconda categoria. Il loro sound mescola riff ruvidi e taglienti a momenti di sospensione quasi cinematografica, creando un’alternanza che non è solo tecnica ma profondamente narrativa. Perché i Kuzack parlano di conflitto – interiore, relazionale, esistenziale – e lo fanno con la potenza di chi sa che a volte l’unico modo per raccontare il dolore è farlo vibrare attraverso le casse.
I brani del loro EP “VOLUME 1”, uscito nell’ottobre 2025 per la cura di Cristiano Tommasini e Gianluca Bianco al Gypsy Studio / The kitchen, esplorano un universo fatto di relazioni asfittiche e prigioni emotive. “The Chase” e “The Darkest room”, i due singoli che hanno anticipato il disco, mettono in scena due facce della stessa medaglia: da un lato l’inseguimento, la corsa verso qualcosa o qualcuno che forse non esiste; dall’altro la stanza buia in cui si aspetta la fine senza più opporre resistenza. Sono immagini forti, quasi cinematografiche, che rimandano a quei paesaggi metropolitani notturni che la band cita come riferimento visivo.
C’è un tema ricorrente nei testi dei Kuzack, ed è quello della dipendenza affettiva intesa come forma di autoannientamento. Il dolore diventa l’unica forma di attenzione che si conosce, l’unico linguaggio per comunicare con l’altro. E allora si resta, nonostante tutto, perché l’alternativa – la libertà, il vuoto – fa più paura della sofferenza stessa. È un meccanismo perverso che la band mette a nudo senza mai giudicare, limitandosi a osservare con lo sguardo lucido di chi quelle stanze buie le ha abitate.

La produzione dell’EP gioca su questo contrasto: momenti di quiete apparente che preparano all’esplosione, riff che tagliano l’aria come lame, improvvise aperture atmosferiche che lasciano intravedere spiragli di luce. È un suono pensato per essere vissuto dal vivo, ma che regge benissimo anche la fruizione solitaria, in cuffia, magari di notte. Perché i Kuzack sanno che certi conflitti si combattono meglio al buio.
Ora la band si prepara a tornare in studio per “VOLUME 2”. Non si sa ancora cosa porterà, ma se il primo capitolo era l’ingresso nel tunnel, il secondo potrebbe essere il momento in cui si decide se uscire o restare. I Kuzack, probabilmente, lasceranno la scelta a chi ascolta. Perché a volte, nella stanza più buia, l’unica via d’uscita è rendersi conto che la porta è sempre stata aperta.
www.instagram.com/kuzackband
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