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La Ferita che Canta: FITZA e il Passaggio Imperfetto

Crescere non è una progressione lineare, ma un’oscillazione costante tra due abissi: la paura di diventare ciò che si teme e il terrore di rimanere ciò che si è. In questo spazio sospeso, dove l’adolescenza sfuma senza che l’età adulta si sia mai veramente annunciata, si situa “Ho avuto una disavventura”, l’album d’esordio di FITZA, al secolo Beatrice Fita. Il disco, uscito il 16 gennaio 2026 per Edac Music Group, è più di una collezione di brani; è la cartografia sonora di una generazione in bilico, che ha imparato a chiamare per nome le proprie crepe senza pretendere di risanarle.

Il percorso di FITZA verso questo manifesto parte da lontano. Nata in Romania e cresciuta a Como, autodidatta della voce e della chitarra, ha forgiato il suo linguaggio musicale su un’incudine di influenze precise: la ruvidezza viscerale dei Nirvana, l’urgenza emotiva dei Verdena, la potenza narrativa di PJ Harvey e l’intensità di cantautrici italiane come Carmen Consoli. Dopo l’esperienza a X Factor nel 2024, che le ha donato visibilità ma non ha scalfito la sua ricerca interiore, l’incontro creativo decisivo è stato con il produttore Davide Lasala, figura di cui parla con una fiducia totale, definendolo fondamentale per la sua crescita sia artistica che personale.

“Ho avuto una disavventura” è il frutto di questa maturazione. Musicalmente, l’album naviga tra alternative rock e grunge, fondendo l’intimità sospesa dei Radiohead alla distorsione liberatoria del punk, in una tensione costante tra momenti di calma contemplativa ed esplosioni di elettricità pura. Ma è nei testi che si consuma la vera battaglia. FITZA non canta l’amore come salvezza, ma lo scandaglia nelle sue declinazioni più tossiche e sbilanciate, come in “A tono”. Non celebra la famiglia come rifugio, ma ne esplora i silenzi che fanno male e i sensi di colpa che immobilizzano, tema al centro del singolo “Divento matta”, descritto come un grido catartico nato da un conflitto privato ma capace di parlare universalmente.

La sua voce si fa strumento di una vulnerabilità coraggiosa: si spoglia nella paura di uscire la notte, affrontando il tema della violenza di genere; si osserva con orrore in “Imitazione”, nella consapevolezza di assomigliare a chi ci ha feriti; riflette sull’autosabotaggio in “Unica parte”. Non c’è traccia di vittimismo, piuttosto la presa di coscienza di una complessità emotiva che rifiuta le soluzioni facili.

Il titolo dell’album, infine, è una rivelazione. “Ho avuto una disavventura” non è un lamento, è una dichiarazione di sopravvivenza. Racchiude la paura del futuro, il peso delle aspettative, la vertigine del passo falso. Ma nella sua ammissione c’è già il seme della resilienza: riconoscere la caduta è il primo, indispensabile atto per rialzarsi con una consapevolezza nuova, imperfetta e profondamente adulta. FITZA non offre risposte alla sua generazione, ma le restituisce, con una sincerità graffiante e necessaria, il suono preciso delle sue domande.

https://www.instagram.com/aofitza

https://www.youtube.com/@fitzaa

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