Esiste un momento in cui la percezione del mondo si incrina, e ciò che prima sembrava rumore di fondo si rivela per quello che è: una violenza sottile, sistemica, che impone di alzare la voce per essere ascoltati. In quella frattura, scegliere di parlare a basso tono diventa il gesto più sovversivo. I Bluagata costruiscono il loro quarto atto, “Fra la violenza e la gentilezza”, proprio su questo paradosso. Non un semplice album, ma un campo di battaglia interiore dove l’unica arma consentita è l’esposizione totale del sé.
Il disco, prodotto da Alessio Camagni, non si limita a raccontare storie; le vive nella sua stessa architettura sonora. Il doppio cantato di Alessia Masi e Margherita Bencini smette di essere una semplice peculiarità tecnica per diventare un dialogo filosofico: due voci che non si sovrappongono mai per sopraffarsi, ma si intrecciano per sostenersi, per cercare insieme una verità più fragile e complessa. Le nuove trame elettroniche non sono orpello, sono il riverbero di un’interiorità amplificata, il suono dei pensieri che rimbombano nel silenzio della propria stanza.

Il titolo non indica due poli opposti, ma il luogo esistenziale in cui abitiamo. La gentilezza qui non è buonismo, né resa. È, come suggerisce la band, l’ultima forma di ribellione possibile in un’epoca che santifica la sopraffazione. È la forza di mostrare la propria vulnerabilità come atto di sfida, di rispondere al caos con una confessione intima, di opporre alla brutalità del giudizio la complessità irrisolta di un sentimento. Ogni brano è un atto di questa resistenza passiva ma tenace: un fiume di ricordi e paure che, anziché essere represso, viene fatto defluire in musica, disinnescando la sua carica distruttiva.

“Fra la violenza e la gentilezza” è dunque un esperimento di sopravvivenza artistica. Dimostra che si può urlare anche sussurrando, che si può combattere disarmati, che la vera rivoluzione inizia dal rifiuto di adottare il linguaggio dell’avversario. I Bluagata non offrono risposte, ma pongono la domanda più urgente: come rimanere umani in un mondo disumano senza, nel tentativo, diventare disumani a nostra volta? La loro risposta è un disco che, nella sua fragile potenza, ci chiede di riabituarci alla bellezza complicata di un gesto gentile.
Nato tra Prato, Firenze, Capri, Piacenza e Milano, “Fra la violenza e la gentilezza” sarà presentato con un esclusivo secret concert a Prato domenica 18 gennaio, accessibile solo su invito previo messaggio privato ai social della band. L’edizione fisica, un oggetto di culto, contiene un corposo booklet fotografico che, attraverso immagini di mauchi, aggiunge un ulteriore strato visivo ad ogni canzone. Per una band che ha già all’attivo tre album prima di questo, tantissimi live e ha condiviso il palco con nomi come Franz Ferdinand e Manuel Agnelli, questo nuovo capitolo non è solo un ritorno: è la prova più matura e necessaria della loro voce nel panorama rock italiano
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