Gennaio 2026, São Paulo, Brasile. Mike Patton, 58 anni suonati, si fa tatuare due enormi X neri sulle mani. Non sono tatuaggi discreti: sono lì, in bella vista, proprio sulle mani che stringono il microfono da decenni. Il tatuatore (Marcus Vinícius) posta il video, internet esplode. “Straight edge? A 58 anni? Ma va a cagare”. “Prima zero tatuaggi in vita sua, ora questo”. “Vecchio che fa il fighetto hardcore”. Le solite robe da social: gente che ride, gente che si incazza, gente che dice “alla fine era sempre stato sXe e ce lo nascondeva”.
Ma andiamo al sodo: Patton non ha mai fatto il fighetto. Ha fatto di peggio. Ha sempre vissuto in un limbo dove la linea tra controllo totale e implosione è sottile come un nervo scoperto.
Da ragazzino negli anni ’80 era già straight edge dichiarato: niente alcol, niente droghe, solo punk duro e caffè a litri (quello sì, lo ha sempre ammesso). Influenzato da 7 Seconds, Exploited, la scena Eureka anti-party. Quando entra nei Faith No More nel 1988 porta quella disciplina monastica: Roddy Bottum diceva che “l’unica droga di Mike è la caffeina”. Lui stesso ha raccontato di esperimenti di privazione del sonno con caffè per scrivere Angel Dust. Niente eroina, niente cocaina, niente cazzate da rockstar cliché.
Poi arriva la vita adulta. Pandemia, lockdown, agorafobia diagnosticata, tour cancellati nel 2021 per “motivi di salute mentale”. Nel 2022 apre bocca: ha bevuto troppo, “è successo e basta”, paura di uscire, ansia che ti mangia vivo. Alcolismo acquisito tardivo, non da rock’n’roll party ma da testa incasinata. Terapia, sobrietà da un pezzo (almeno dal 2022 in poi lo ha dichiarato). Torna in giro con Mr. Bungle, Dead Cross, ecc.
E ora questi X sulle mani.

Non è un ritorno al passato da teenager. È un promemoria permanente: “Io la roba non la tocco più, punto”. O forse: “La vera dipendenza è qui dentro, non in una bustina o in un bicchiere”. Perché Patton non è mai stato “pulito” nel senso banale del termine. La sua droga è sempre stata la mente stessa: i mille progetti simultanei (Mr. Bungle, Fantômas, Tomahawk, Peeping Tom, Dillinger Escape Plan cameo, colonne sonore, doppiaggi per videogiochi tipo Portal e Left 4 Dead), la voce usata come arma nucleare, i salti di genere che fanno impazzire critici e fan. Genio? Sì. Follia? Assolutamente. Contenibile? Mai.

Criticarlo per i tatuaggi straight edge a 58 anni è come criticare un reduce di guerra perché porta ancora la medaglia. Lui non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno. Quegli X non sono moda, non sono credibilità hardcore comprata. Sono un cartello stradale piantato sulla sua pelle: “Da qui in poi si va dritti, o si implode del tutto”.
La pazzia di Patton non è mai stata da eccessi chimici. È stata (ed è) da eccesso di input: troppe idee, troppe voci nella testa, troppa intensità. La droga ce l’ha sempre avuta lì, tra sinapsi e partiture. Gli X sulle mani dicono solo: “Ho scelto di non lasciarla vincere del tutto”.
E se qualcuno ride ancora… beh, buon per loro. Mike sta lì a urlare in otto ottave, a fare dischi che spaccano il cranio, a tatuarsi promemoria esistenziali a quasi 60 anni. Noi invece stiamo qui a twittare.
Chi è il vero pazzo, alla fine?
Articolo di Jesus Doe
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