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Sean MacLeod – “That’s When the Earth Becomes a Star”: filosofia, grunge e cantautorato in un unico album

C’è un filo che lega la musica di Sean MacLeod a una tradizione che sembra lontana, eppure è più viva che mai. Cantautore irlandese, compositore, autore e ora anche dottore di ricerca in Composizione Musicale, MacLeod torna con due nuovi album che rappresentano il culmine di anni di sviluppo artistico e creativo. Il primo, “That’s When the Earth Becomes a Star” , uscito il 5 maggio per Wake Up Records, segna il ritorno alla scrittura melodica che è diventata il suo marchio di fabbrica. Il secondo, “We Don’t See That We Don’t See” , in uscita ad agosto, esplora un paesaggio musicale più sperimentale. Due facce della stessa medaglia, due modi di raccontare la stessa urgenza.

Il suono di MacLeod è un ibrido affascinante: un mix tra Bob Dylan, il grunge dei primissimi anni Novanta e una vena cantautorale che emerge soprattutto nel riverbero scelto per la voce e nella sua timbrica. È un cantautore che riesce a coniugare un verbo tutto suo e a declinarlo al passato, al presente e al futuro. Si sente la volontà e l’intento di comunicare qualcosa che parte da molto lontano, percorrendo a ritroso quel sentiero che porta dentro noi stessi. Un’urgenza espressiva che non ha fretta, ponderata ed elaborata per poter raggiungere l’obiettivo: toccare chi ascolta.

L’album attinge a influenze che spaziano dall’indie pop al grunge, dal synth-pop al folk e alla musica classica contemporanea. Ma non si limita a mescolare generi: MacLeod gioca con armonie avventurose, esplorando sottilmente la microtonalità. Il risultato è una raccolta di canzoni che sono immediatamente accessibili ma inconfondibilmente sue. Liricamente, l’album esplora temi come l’alienazione, la trasformazione e la ricerca di un significato spirituale in un mondo sempre più plasmato dalla tecnologia, dal materialismo e dalla cultura commerciale. MacLeod riflette sull’ascesa dell’individualismo e dell’iper-individualismo, chiedendosi cosa diventi l’identità e la comunità in un’epoca in cui il consumismo e la cultura digitale definiscono sempre più la nostra comprensione di noi stessi.

MacLeod non è nuovo a queste profondità. Prima di dedicarsi alla carriera solista, è stato membro fondatore dei Cisco, band di Dublino i cui dischi sono stati prodotti da Paul Barrett, noto per il suo lavoro con gli U2. Parallelamente, si è costruito una reputazione internazionale come storico della musica e autore, con libri dedicati alle girl group degli anni Sessanta, a Phil Spector e al mondo esoterico dei Beatles. Un bagaglio culturale che traspare nelle sue canzoni, senza mai appesantirle.

Il singolo “Inside Out” , terzo estratto dall’album, è un esempio perfetto di questa poetica: una canzone che sembra semplice ma che nasconde stratificazioni armoniche e testuali notevoli. Ed è proprio in questa tensione tra immediatezza e profondità che risiede il fascino di MacLeod. La sua musica non chiede di essere consumata, ma di essere abitata. E per chi è disposto a farlo, c’è un mondo intero da scoprire.

https://www.facebook.com/SeanTMacLeod/
https://open.spotify.com/artist/0PYoQyfkI47SQecvr8Z4Gz
https://soundcloud.com/sean-macleod-211226258
https://seantmacleod.bandcamp.com/music
https://www.youtube.com/@SeanTMacLeod
https://www.instagram.com/seanmacleod_music_/
https://www.tiktok.com/@seanmacleod_music

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