A Mbigou, nel sud del Gabon, le radici degli alberi si intrecciano con quelle della memoria. Da quel suolo nasce la voce di Tita Nzebi, artista che da quasi vent’anni percorre le strade del mondo portando con sé il suono della sua terra. Il suo nuovo album, “Réminiscence”, uscito il 20 febbraio 2026, rappresenta il punto più alto di questo viaggio: un’opera che attraversa continenti, lingue e generazioni per raccontare ciò che davvero tiene insieme gli esseri umani.
Il percorso di registrazione è già una dichiarazione. L’album è stato inciso tra gli studi parigini di Grande Armée e Artistic Palace, per poi approdare nel luogo sacro della musica mondiale: i Real World Studios di Peter Gabriel, dove Patrick Phillips ha curato il mix finale. Questo passaggio non è un semplice dettaglio tecnico. È la certificazione che la musica di Tita Nzebi appartiene a quel territorio immaginario dove le radici locali diventano linguaggio universale.
La strumentazione dell’album riflette questa vocazione. La cithare di Seth Adiahénot Tetey si intreccia con le chitarre di Sec e Leny Bidens, mentre le percussioni di Komba Mafwala e Jimmy Mbonda arrivano direttamente dal Congo per dialogare con arrangiamenti che attingono a piene mani dalla tradizione senza rimanervi imprigionate. Il risultato è un tessuto sonoro denso, dove ogni strumento mantiene la propria identità ma contribuisce a un discorso comune.

I testi, quasi interamente in lingua nzebi, scavano nelle pieghe dell’esperienza umana. “Etc.” interroga il ruolo degli adulti nella formazione dei più giovani, la responsabilità silenziosa di chi viene prima. “BA’ATE” recupera una metafora della madre dell’artista: gli umani sono come calebasse che il vento fa urtare senza mai romperle, capaci di resistere agli urti perché la loro materia è flessibile. “NZEMBI” apre uno squarcio sinfonico con violino e violoncello, trasformando la spiritualità in una via di guarigione. E “31 AOÛT” affronta con delicatezza il peso della memoria collettiva, quel silenzio che resta dopo i drammi della storia.
La carriera di Tita Nzebi è un arco che parte dal Gabon e tocca India, Canada, Germania, passando per palchi come il Café de la Danse e il 360 Paris Music Factory. Dopo l’album “From Kolkata” (2019) e il libro “Mè, je suis”, questo nuovo lavoro consolida un percorso che la vede oggi non solo come artista, ma come custode vivente di un patrimonio culturale. La sua voce non ha bisogno di dichiarare la propria autenticità: emerge dalle foreste in cui è nata e arriva agli ascoltatori di tutto il mondo con la stessa naturalezza con cui il fiume scorre verso il mare.
“Réminiscence” è un disco che guarda indietro per andare avanti. Recupera la memoria, la saggezza delle madri, il rispetto per gli antenati, e li trasforma in materia viva, contemporanea. In un’epoca di frammentazione e rumore, la musica di Tita Nzebi offre un ancoraggio: la certezza che i legami veri, quelli che ci tengono insieme come comunità umana, resistono a ogni tempesta.
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