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Tortoise: “Touch”, il ritorno lieve di un’avanguardia che ha imparato a giocare

Dopo quasi un decennio di silenzio, i Tortoise tornano con un passo diverso. Il nuovo album “Touch”, uscito il 24 ottobre per International Anthem e Nonesuch Records, non è una celebrazione nostalgica ma un atto di decostruzione leggera e intelligente del proprio linguaggio.

Il disco nasce da una rivoluzione metodologica: per la prima volta, Jeff Parker, Dan Bitney, Douglas McCombs, John Herndon e John McEntire hanno lavorato a distanza, tra Los Angeles, Portland e Chicago, sostituendo le lunghe sessioni in sala prove con interventi musicali mirati e calibrati. Il risultato è un organismo sonoro elastico e in continua trasformazione, dove le idee si presentano come lampi brevi e taglienti.

“Touch” si muove con un’ironia sottile e una libertà inedita. Dal gioco di tensioni nell’opener “Vexations” alla cavalcata techno storta di “Elka”, fino al motorik ipnotico di “Axial Seamount”, l’album mescola suggestioni western, escursioni elettroniche e flirt con funk e jazz. È come se la band, anticipatrice del futuro per decenni, si destreggiasse oggi in quel futuro divenuto presente, rielaborando lo spaesamento con intelligenza e uno stile che non ha più bisogno di dimostrare nulla.

Un ritorno brillante e fresco, che dimostra come si possa scavare a fondo nella propria ricerca anche giocando, con la maturità di chi sa che a volte è lo stile, più della rivoluzione, a definire il futuro.


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