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Don Antonio e l’archeologia della memoria: “Dopo Tutto” tra polvere, chitarre e talking blues

C’è una stanza, in ogni casa, dove il tempo si accumula in silenzio. Scatole chiuse, oggetti dimenticati, polvere che ricopre fotografie e frammenti di un passato che non abbiamo mai veramente elaborato. Don Antonio, musicista e produttore romagnolo, ha aperto quella stanza. O meglio, è tornato nella casa che lo ha cresciuto fino ai venticinque anni e ha cominciato a scavare. Tra gli oggetti smarriti, tra la polvere che si deposita come una neve emotiva, ha trovato il suo nuovo album. Si intitola “Dopo Tutto” , esce il 10 luglio per Santeria / Audioglobe, ed è un’opera che non si limita a raccontare la memoria: la interroga, la scava, la trasforma in suono.

Il titolo è già una dichiarazione di intenti. Dopo tutto, cosa resta? Restano le tracce. Restano gli oggetti che abbiamo toccato, le stanze che abbiamo abitato, le persone che abbiamo amato e che si sono allontanate. Resta una chitarra del 1983, ritrovata pezzo dopo pezzo come in una caccia al tesoro, e diventata il simbolo di un processo creativo che è anche un atto di ricostruzione personale. Don Antonio – all’anagrafe Antonio Gramentieri, autore di colonne sonore e musicista con una carriera che attraversa collaborazioni con Nada, Vinicio Capossela e Alejandro Escovedo – ha costruito il disco come un’archeologo: strato dopo strato, emozione dopo emozione. Ogni scatola aperta restituisce un ricordo che si trasforma in una canzone. Ogni oggetto ritrovato diventa il punto di partenza per una narrazione.

La musica di “Dopo Tutto” si muove in un territorio di confine. Da un lato l’approccio alla canzone italiana, quello che ha radici nel folk e nel blues ma che si tiene sempre in bilico sul contemporaneo. Dall’altro un talking blues esotico che attraversa i folklori e le ombre degli anni Ottanta. Non c’è bisogno di etichette: quello che conta è il respiro delle canzoni, il loro modo di procedere per tentoni, di avanzare e arretrare come un dialogo umano. Don Antonio ha registrato il disco in Romagna e lo ha finalizzato in Oregon, ma la geografia è solo un dettaglio: il vero viaggio è quello che si compie dentro la memoria, dove i confini tra passato e presente si fanno sempre più labili.

E c’è una scelta radicale che accompagna l’album. “Dopo Tutto” esce solo in formato fisico: vinile, CD e un lavoro serigrafico originale curato da Samuele Canestrari, illustratore e fumettista che ha firmato tutte le copertine del progetto. Solo due singoli – “Gozzano” e “Come Cadere” – e due brani dell’album – “Happiness” e “L’esatto peso dei sogni” – saranno disponibili sulle piattaforme digitali. Il resto, solo tra le mani. Una decisione controcorrente, quasi ostinata, che sottolinea la natura materica del disco. La musica, per Don Antonio, non è un file da streammare. È un oggetto da toccare, da conservare, da abitare.

Il disco sarà presentato in due luoghi iconici della Romagna: il 9 luglio al Clan Destino di Faenza (con Samuele Canestrari) e il 10 luglio all’Arena delle Balle di Paglia di Cotignola. Il release party ufficiale è previsto il 22 luglio al Forte Belvedere di Firenze.

“Dopo Tutto” è un album che chiede tempo. Non si ascolta mentre si fa altro. Si ascolta seduti, con le mani che tengono il vinile, gli occhi che seguono le illustrazioni di Canestrari, la mente che torna indietro. È un disco sulla memoria, certo. Ma anche su ciò che la memoria non può trattenere. Su ciò che resta dopo tutto.

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