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Davide Ghidoni – “Emergence of Shadow” / “Come on Closer”: funk, soul e colonne sonore per un nuovo capitolo solista

C’è una tromba che avete già sentito mille volte. Forse nelle canzoni di Mina, forse sul palco con Ligabue, forse dietro le quinte di qualche trasmissione Rai. Quella tromba è di Davide Ghidoni, trombettista italiano di lunghissima carriera, ma mai – fino ad ora – da solista. Oggi 22 maggio arriva il primo assaggio del suo progetto d’esordio: un 7 pollici per Mint Condition Records (distribuzione Self) che contiene due brani, “Emergence of Shadow” e “Come on Closer”. Un piccolo grande evento per chi ha sempre amato il suo suono senza sapere che aveva un nome.

Il primo pezzo è strumentale. Una tromba che si fa semplice, quasi sussurrata, appoggiata su una sezione ritmica dal groove soul/funk ben piantato a terra. C’è blues, c’è eleganza, c’è la lezione degli anni Settanta filtrata da una sensibilità contemporanea. Non è jazz da salotto, è musica che vuole muovere anche i piedi – e ci riesce. Il secondo, “Come on Closer”, è un brano cantato che si illumina della voce di Heidi Vogel, membro storico dei Cinematic Orchestra. Una voce particolare, profonda, che dà al pezzo un’anima soul autentica e lo proietta in una dimensione cinematografica.

E c’è un dettaglio che non è secondario: il formato scelto per questa uscita è il 7 pollici, il vinile piccolo, quello che una volta si infilava nei jukebox e si consumava a forza di riprodurlo. In un’epoca di streaming liquido e playlist infinite, Ghidoni e Mint Condition Records optano per la fisicità, per l’oggetto che si tocca, per il disco che si deve girare. È una scelta che non è solo estetica: è coerente con il contenuto. Perché il funk e il soul degli anni Settanta, le sonorità che hanno ispirato questi due brani, si ascoltavano così. E riproporli in questo formato significa rendere omaggio a quell’epoca senza imitarla, anzi, restituendole la dignità di un gesto concreto. La musica torna a essere qualcosa che si possiede, non solo che si consuma.

Perché è lì, in quel territorio di mezzo tra la colonna sonora e la canzone d’autore, che Ghidoni sembra volersi muovere. L’album che uscirà in autunno (prodotto da Gianluca Pighi) promette altri brani più introspettivi, “liquidi”, sospesi, sempre con un linguaggio tematico semplice ma non banale. L’ispirazione è il funk degli anni ’70, ma l’attitudine è moderna: niente nostalgia, semmai un dialogo con il passato per costruire qualcosa di nuovo.

Davide Ghidoni ha suonato con tantissimi. Ha attraversato generi, palchi, studi televisivi. Ma questo progetto è diverso. È suo. Finalmente. E si sente. Benvenuto!

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