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Chaidura: quando la bellezza è una gabbia di plastica

C’è un’età, in Asia, in cui ti accorgi che il tuo corpo non ti appartiene più. Diventa una vetrina, un biglietto da visita, un’arma o una condanna. Chaidura, artista londinese con radici orientali, ha imparato presto questa lezione: da quelle parti la bellezza non è un’opzione, è un prerequisito per il successo. E chi non si adatta al modello – scolpito, levigato, innaturale – viene scartato. Il suo nuovo singolo “Plastic Beauty” , terzo estratto dall’EP “LIMINAL” (in arrivo a giugno), è il pugno che manda in frantumi quello specchio deformante.

Il brano è un manifesto per chi è stato giudicato per come appare. Non un lamento, ma una dichiarazione di guerra. La musica lo sostiene con una furia organizzata: riff metalcore che tagliano, growl che emergono dal profondo, cori che sembrano provenire da una chiesa sconsacrata. Poi, a spezzare l’incantesimo, inserti jazz e cabaret che spiazzano, elettroniche glitchate e melodie pop con inaspettati risvolti industrial. È un caos: sì ma controllato, una tensione che non si risolve mai del tutto – esattamente come l’ossessione per la perfezione estetica che il testo denuncia.

Il progetto di Chaidura non si ferma alla musica. L’universo visivo che lo accompagna è altrettanto curato: il video di “Plastic Beauty” (uscito il 24 aprile) vede protagonisti due fan diventati collaboratori, un segno tangibile di come attorno a questo progetto stia crescendo una comunità che si riconosce nei suoi messaggi. Il tema portante dell’EP è lo stato di sospensione, quel territorio di mezzo dove si smette di essere ciò che si era senza ancora essere diventati ciò che si vorrebbe. Un luogo abitato dall’incertezza, dalla solitudine, dai cambiamenti silenziosi che ci riscrivono di nascosto, mentre facciamo finta di niente.

Dopo l’immersione spirituale di “Temple Paradise”, Chaidura torna alle sonorità che hanno segnato la sua formazione, quelle emo e visual kei, ma le attraversa con una consapevolezza nuova, quella di chi ha smesso di lottare contro se stesso per iniziare a negoziare una pace. Il singolo che ha aperto questa fase, “Heaven”, parlava già di lasciarsi andare. “Plastic Beauty” compie il passo successivo: accettare che la vera bellezza non può essere comprata al banco della chirurgia estetica. E che un’anima vuota, anche se avvolta in un involucro impeccabile, è condannata a marcire prima o poi.

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