Ci sono creature che imparano a vivere dove la luce non arriva. I pesci abissali non conoscono il sole, ma conoscono la pressione, il freddo, l’immobilità apparente. Forse Danzica, progetto di Matteo Rizzi, ha scelto questa immagine per raccontare un’esperienza che molti conoscono ma pochi sanno tradurre in parole: la depressione. Il nuovo album “Pesci Abissali” , uscito il 28 agosto per StageOne, è un viaggio dentro quell’abisso, ma senza la pretesa di indicare una via d’uscita. Semmai, la volontà di dimostrare che anche lì, sul fondo, qualcosa continua a pulsare.
L’album è nato in un periodo segnato da un lutto profondo. La scomparsa della madre di Matteo ha interrotto la stesura di quello che sarebbe diventato “Pesci Abissali” per lasciare spazio a una messa da requiem, RXUM, eseguita e registrata dal vivo nell’aprile 2025. Un gesto estremo e necessario, che ha trasformato il dolore in musica prima ancora che il disco prendesse forma. Poi, il ritorno al lavoro, con la consapevolezza che l’album doveva essere diverso: non una cronaca del dolore, ma un tentativo di dare senso alle cose che accadono, anche quando il senso sembra sfuggire.

Le canzoni attraversano temi universali: l’amore come resistenza, la fragilità dei legami, la “stupidità” consapevole che a volte diventa l’unico antidoto alla paralisi. Il lessico militare si mescola al senso di catastrofe imminente, in un continuo gioco di contrasti che si riflette anche nella musica. Chitarre acustiche sussurrate convivono con esplosioni shoegaze, arpeggiatori e sintetizzatori dialogano con archi e ritmiche djent, creando un suono stratificato e atmosferico. I violini di Clara Rigoletti e i violoncelli di Sebastiano Ratti amplificano lo spazio sonoro, mentre la voce di Matteo oscilla tra confessione e liberazione. L’album respira anche negli ambienti più angusti, come a ricordare che la vita trova sempre un modo per farsi sentire.
Ogni traccia è un tassello di un mosaico più grande. La title track introduce la metafora portante; “Barricate” racconta un legame fragile tra due persone ferite; “Frigo 2000”, con dada sutra, è l’unico featuring del disco. “Black Moon Botanica” e “DML” rappresentano i due volti opposti dell’amore: rifugio e trappola. I singoli già pubblicati – “Stupide città di morti” e “Anfield” – hanno anticipato il tono del disco, tra shoegaze e post-punk, mentre “Almeno novembre” è il momento più intimo dell’intero lavoro. La chiusura è affidata a “dprx”, un epilogo elettronico che cita i versi di Mandel’štam: “benché morto e rimorto devo vivere”. Una dichiarazione di sopravvivenza che riassume il senso dell’intero progetto.
Forse Danzica – nome che evoca un viaggio, una città di confine, un forse che non si trasforma mai in certezza – è il riflesso di una ricerca personale che attinge alla canzone d’autore, al post-punk, al post-rock, con incursioni elettroniche e metal. Un progetto che non cerca di piacere a tutti, ma che per questo riesce a parlare a chi ha bisogno di sentirsi meno solo nella propria oscurità. “Pesci Abissali” è il secondo album in studio, e sarà seguito a breve distanza da “Arimo!?”, che affronterà il rapporto con le tregue dal dolore e con l’alienazione. Per ora, questo disco è già un atlante per chi ha imparato a vivere sul fondo. E che, forse, ha scoperto che il fondo non è poi così buio come sembra.
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