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Le Zok: da Helsinki col fuzz, l’album che sfugge agli schemi del rock

Helsinki, capitale di un paese che ha fatto della musica un’ossessione collettiva, sforna band a un ritmo impressionante. Ma ogni tanto, in mezzo al flusso continuo di uscite, emerge qualcosa che non si lascia incasellare facilmente. I Le Zok sono esattamente questo: un quartetto che ha deciso di prendere le influenze più disparate – garage, psichedelia, grunge, new wave anni Settanta – e mescolarle fino a renderle irriconoscibili, creando un suono che è insieme familiare e straniante. Il loro album d’esordio, “Yksäs” , esce il 27 marzo per Secret Entertainment, e porta con sé una promessa: qui non troverete la solita struttura rock preconfezionata.

La cifra distintiva della band è la slide guitar, radicata nella tradizione blues ma utilizzata in modo personale, quasi ipnotico. Le tastiere aggiungono melodia, il basso tiene insieme il tappeto sonoro, e la batteria fa da collante. Soprattutto, c’è la voce: potente, capace di trascinare l’ascoltatore in mondi misteriosi, in testi che parlano di smarrimento sociale, di individui che tentano di orientarsi in una realtà sempre più confusa. Non è un caso che tra i brani si possa sentire l’eco del periodo pandemico, di quando la società è andata in tilt e ognuno ha dovuto trovare un nuovo equilibrio.

Il disco attraversa tredici tracce senza mai ripetersi. C’è spazio per momenti più diretti, per aperture psichedeliche, per improvvisazioni che sembrano sfiorare il caos senza mai perdere il filo. Ma la vera sorpresa arriva verso la fine: la cover di “Freestyler” dei Bomfunk MC’s , il tormentone dance che ha segnato il passaggio al nuovo millennio. I Le Zok la rileggono in chiave garage, svuotandola della sua patina elettronica e restituendola come un pezzo rock irriconoscibile, quasi surreale. Un gesto che dice molto della loro filosofia: prendere ciò che è noto e trasformarlo in qualcosa di nuovo.

A dare ulteriore spessore al progetto c’è la presenza, dietro al mastering, di Risto Ylihärsilä , figura leggendaria del rock alternativo finlandese. Un endorsement che non è solo tecnico, ma quasi generazionale: i Le Zok si inseriscono in una tradizione che va da Ismo Alanko allo stesso Risto, raccogliendone il testimone ma portandolo altrove.

“Yksäs” è un album che non cerca di piacere a tutti. È complesso senza essere astruso, sperimentale senza perdersi in virtuosismi gratuiti. È il suono di una band che ha trovato la propria strada rifiutando le scorciatoie, e che ora la percorre con la sicurezza di chi sa di avere qualcosa da dire.

https://www.facebook.com/lezokband
https://www.instagram.com/le_zok
https://lezokrock.bandcamp.com

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