Ti è mai capitato di essere circondato da centinaia di persone – in un tram, in una stazione, all’aeroporto, al supermercato – e sentirti totalmente isolato? Come se fossi dietro un vetro, a guardare il mondo che si muove senza toccarti? I Moss, band di Darlington (UK) nata nel 2023, hanno trasformato questa sensazione in musica. Il loro nuovo singolo “Opener”, uscito il 1 maggio, è un trip hop sporco con chitarre extra crunchy e un’urgenza punk che viene dal profondo del Nord Est dell’Inghilterra. Ma è la voce di Oui Bee, femminile e ipnotica, a cucire insieme i pezzi come uno strano rosario – non una coperta calda, ma un oggetto da recitare quando ci si sente persi.
Il brano è nato quasi per caso, durante una sessione di scarico di tensione. Quando lo hanno portato dal vivo, il pubblico ha reagito con tale entusiasmo che hanno deciso di pubblicarlo. E si capisce perché. L’atmosfera è quella di un incrocio improbabile tra un videogioco arcade e un ambiente industriale caustico: luci al neon, cemento che si scheggia, circuiti elettrici che si surriscaldano. Non c’è calore umano, c’è il ronzio dei trasformatori. Eppure, in quella freddezza metallica, c’è una forma di intimità straniante – come se la solitudine, quando è condivisa, smettesse di essere un peso per diventare un linguaggio.

I Moss hanno passato gli ultimi due anni a costruirsi una reputazione grazie a performance ipnotiche, definite dalla critica locale come un “battesimo dell’edonismo”. Hanno suonato nei club di Teesside, hanno affinato un sound che pesca dalla tradizione trip hop dei Massive Attack ma la sporca con la rabbia del punk e la malinconia delle periferie industriali. Darlington, la loro città, non è Londra. È un luogo di transito, di capannoni e binari morti. Forse è per questo che la loro musica sa raccontare così bene la sensazione di essere un’estranea in mezzo alla folla.
Il nuovo singolo è electro-pop? Forse. Ma è un electro-pop dark, ipnotico, straniante. E maledettamente bello. Non cerca di consolare, non offre abbracci facili. Ti prende per mano e ti accompagna in un corridoio illuminato al neon, dove l’unica via d’uscita è attraversare la solitudine fino in fondo. La voce di Oui Bee non si impone, si insinua. È femminile ma non rassicurante, melodica ma tagliente. Costruisce un rosario laico, fatto di ritornelli che si ripetono come preghiere senza dio.

I Moss non vogliono salvarti. Vogliono starti accanto mentre affondi. E forse, in quella compagnia silenziosa, c’è più conforto che in qualsiasi promessa di felicità. Ascoltare questo singolo significa accettare di essere soli, anche quando si è circondati. Significa riconoscere che la folla non è un abbraccio, ma uno sfondo. E a volte, quello sfondo è tutto ciò che abbiamo.
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