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Salmastro: il grido dei Comma per chi ha il mare dentro

Quando il mare ti divora, non puoi opporre resistenza. Puoi solo lasciarti andare, fidarti della corrente, sperare che non sia l’ultima volta che la testa riemerge. I Comma, band pugliese dalle trame post-punk e screamo, conoscono bene questa sensazione. Il nuovo singolo “Salmastro” , uscito il 15 maggio per Mosho Dischi, è un tuffo in acque agitate – quelle dell’individualismo sfrenato, della solitudine che non si racconta, della perdita di ogni direzione.

Il brano non offre salvagenti. Non c’è una riva sicura, non c’è un faro che illumina la via. C’è solo l’acqua che sale, il sale che brucia le ferite, e un gruppo di voci che si intrecciano fino a diventare un’unica, disperata coralità. I quattro membri dei Comma cantano insieme, senza prime donne, senza protagonismi. La voce è ovattata, compressa, come se arrivasse da sotto la superficie – scossa dalle onde, inghiottita e risputata fuori a ogni ritornello.

La struttura musicale segue lo stesso movimento: arpeggi rarefatti e feedback sospesi, poi improvvise accelerazioni, chitarre che si fanno abrasive, basso e batteria che tengono insieme un flusso instabile, precario, da marea in tempesta. Non c’è mai un approdo definitivo, mai una quiete che duri. I Comma preferiscono restare in quella zona d’incertezza dove tutto può ancora accadere – il naufragio o il miracolo.

Ma nel punto più profondo del brano, quando sembra che l’annegamento sia inevitabile, accade qualcosa. Un urlo collettivo squarcia la nebbia: “Brillerà la stanza”. Non è una promessa, è un’intenzione. È la presa di coscienza che il naufragio è condiviso, e che l’unico modo per tornare a galla è farlo insieme. Non c’è eroe solitario, non c’è salvezza individuale. C’è un gruppo di persone che sceglie di annegare nella stessa tempesta, e di riemergere nello stesso istante.

“Salmasro” anticipa il primo EP dei Comma, in arrivo nell’autunno 2026. Ma già da solo, questo singolo è un manifesto: la collettività è l’unico galleggiante che resta, in un’epoca che ci ha insegnato a nuotare da soli. Ascoltarlo significa farsi attraversare dalla tempesta, senza ombrelli, senza difese. E uscirne, forse, un po’ più salati. E un po’ meno soli.

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